I GATTI NON SONO GENI. Fra loro sarebbe difficile trovare un Einstein o un Beethoven. Tutto quello che un gatto sa fare con un computer o con un pianoforte è passeggiarci sopra, con adorabile grazia ma senza risultati scientifici o musicali di particolare interesse. Tuttavia, osservando i gatti, gli umani hanno molto da imparare. Si sono allontanati troppo dalla natura, finendo per crearsi una quantità di problemi. Invece di sentirsi superiori, dovrebbero accostarsi ai gatti con rispetto e deferenza, come allievi di fronte a un maestro.
COMINCIAMO DALLA NASCITA. Il piccolo felino è un modello di educazione. Mentre il piccolo umano caccia strilli agghiaccianti, è incapace di spostarsi con i suoi mezzi e sporca con tutte le sostanze liquide e solide a sua disposizione, il piccolo felino emette suoni sommessi, impara a camminare poco dopo la nascita, si lava quasi subito da solo e va nella sua toeletta. Potete stare sicuri che non sporcherà mai in nessun altro posto. Mentre occorrono sforzi giganteschi per insegnare al piccolo umano a non farsi tutto addosso, il micino è pulitissimo per natura.
UN GATTO VIVE PER L’AMORE. Lo chiede, lo dispensa e lo vive fino alla morte. Non necessariamente l’amore sessuale, al quale peraltro si dedica volentieri. Un gatto ama sempre, con tutto il corpo. Il minimo tocco gli provoca sensazioni deliziose che cerca di ricambiare in un’estatica escalation, strofinandosi contro la persona e contro gli oggetti per marcare con i suoi feromoni il posto dov’è stato felice. Quando tornerà in quel posto, o troverà la persona che ama, o troverà le cose che hanno assistito al suo momento di felicità e gli permetteranno di rivivere quelle sensazioni. E’ disposto a tutto per tornarci. Portatelo a 1000 chilometri di distanza e lui si metterà in viaggio, guidato da un istinto misterioso, per ritrovare il suo posto felice. Quando arriverà, magro, malato e ferito, si strofinerà contro gli oggetti che portano il suo marchio d’amore, accetterà le carezze di quella stessa persona e si acciambellerà finalmente in pace. Un gatto diventa aggressivo solamente se ha fame, paura o un rivale, mentre gli umani riescono a inventare migliaia di ragioni una più stupida dell’altra.
UN GATTO MORIBONDO, se lo accarezzate, farà le fusa. Un dolcissimo ron-ron di addio, una vibrazione delicata per dire al suo amico (il gatto non ha padrone) che è stato bello vivere insieme ma ora le strade si dividono. Un gatto muore senza problemi. Si nasconde da qualche parte e muore così, senza disturbare nessuno. L’umano, invece, muore disturbando tutti. Già disturba da vivo, ma in punto di morte supera se stesso. Diventa isterico, getta al vento tutta la sua dignità, pretende rimedi miracolosi o in alternativa una vita ultraterrena. Più vedo Lourdes, più apprezzo i gatti.